Gesto, materiali e gioco nel lavoro con le immagini
Silvia Corti
artista visiva e arteterapeuta
Nel lavoro con il linguaggio artistico ciò che conta non è soltanto l’immagine finale, ma ciò che accade mentre si crea. Il processo creativo rappresenta infatti uno spazio in cui gesto, materia e immaginazione entrano in relazione, permettendo all’esperienza di prendere forma nel tempo.
Creare significa spesso entrare in un ritmo diverso da quello della vita quotidiana. Il segno che appare sulla carta, il colore che si espande sulla superficie, il movimento della mano che modifica una forma: ogni passaggio diventa parte di un processo che non è completamente prevedibile e che si sviluppa attraverso tentativi, cambiamenti e nuove possibilità.
In questo senso il processo creativo può essere pensato come uno spazio di ascolto. Spesso questo spazio si apre proprio nel momento in cui la mano comincia a muoversi sulla carta, quando il segno appare prima ancora che sia chiaro cosa stia prendendo forma.
Non si tratta soltanto di ascoltare ciò che una persona racconta attraverso le parole, ma anche ciò che emerge nel fare. Lavorare con materiali e immagini permette infatti di entrare in contatto con dimensioni dell’esperienza che spesso non trovano immediatamente espressione nel linguaggio verbale.
Come osserva Paola Coboara Luzzatto, nel lavoro arteterapeutico l’esperienza creativa è caratterizzata da spontaneità, energia e dalla possibilità che emergano elementi inattesi o non ancora pienamente consapevoli. Il processo creativo può così diventare uno strumento trasformativo in sé, capace di generare nuove forme e nuovi significati nell’esperienza della persona (Luzzatto, 2018, p. 60).
In questa prospettiva l’immagine non è semplicemente un prodotto finale, ma parte di un processo simbolico attraverso cui l’esperienza può essere esternalizzata, osservata e progressivamente trasformata.
Anche nel campo della creatività artistica è stato spesso messo in discussione il mito dell’ispirazione improvvisa. Come osserva Bruno Munari, la creatività non coincide necessariamente con un’intuizione immediata, ma con un processo che si sviluppa nel tempo attraverso esplorazioni, verifiche e trasformazioni successive. In questa prospettiva la forma prende direzione progressivamente nel corso del lavoro creativo (Munari, 2024, pp. 50–52).
In questo processo l’immagine non è un oggetto statico, ma uno spazio dinamico. Il segno può essere modificato, un colore può essere coperto o trasformato, la forma può evolvere in direzioni inattese. Ogni passaggio apre nuove possibilità di relazione con ciò che emerge.
Per questo il processo creativo richiede tempo.
Non procede in modo lineare, ma attraverso una serie di micro movimenti: pause, riprese, cambiamenti, ritorni. Il gesto può fermarsi, osservare ciò che è accaduto e poi riprendere in una direzione diversa. In questo ritmo fatto di azione e osservazione si costruisce progressivamente una forma di ascolto che non riguarda soltanto la persona, ma anche l’immagine stessa.
Il lavoro creativo implica anche la capacità di sostare in una condizione di incertezza. Come osserva Juhani Pallasmaa, il processo creativo non nasce semplicemente da un’intuizione immediata, ma richiede di mantenere uno stato di apertura, esitazione e ricerca, in cui errori, tentativi e trasformazioni diventano parte integrante del lavoro. Proprio questa condizione di incertezza alimenta la curiosità e sostiene il movimento della ricerca creativa (Pallasmaa, 2009, pp. 109–111).
L’immagine infatti non è completamente controllabile. Nel momento in cui si lavora con materiali e colori accadono spesso variazioni inattese: un segno si allarga, un colore cambia tono, una superficie reagisce in modo diverso da quanto previsto. Questi piccoli scarti possono diventare parte del processo creativo, aprendo possibilità che non erano state inizialmente immaginate.
In questa dimensione di sperimentazione il processo creativo assume spesso una forma molto vicina al gioco. Lo psicoanalista Donald Winnicott ha osservato come il gioco rappresenti uno spazio fondamentale dell’esperienza umana, un luogo in cui diventa possibile esplorare e trasformare la realtà in modo creativo. È proprio nel gioco, scrive Winnicott, che bambini e adulti possono sentirsi liberi di essere creativi (Winnicott, 1971, p. 93).
Il processo creativo con immagini e materiali presenta caratteristiche molto simili. Quando una persona dipinge, disegna o manipola la materia entra in uno spazio di sperimentazione in cui il gesto non è completamente programmato. Il lavoro procede attraverso tentativi e variazioni e, proprio in questa libertà di esplorazione, possono emergere nuove forme di espressione.
In questo senso il gioco non rappresenta un’attività superficiale o infantile, ma una dimensione fondamentale della creatività. Attraverso il gioco diventa possibile sospendere temporaneamente il bisogno di controllo e aprire uno spazio di ricerca in cui l’immagine può svilupparsi nel tempo.
Lavorare con immagini e materiali significa allora abitare questo spazio di processo, accettando che la forma emerga gradualmente attraverso il fare. A volte questo accade in modo quasi impercettibile: un gesto cambia direzione, un colore copre un altro, e improvvisamente l’immagine comincia a raccontare qualcosa che prima non era visibile.
Il gesto, il tempo e la relazione con la materia diventano parte di un’esperienza in cui l’immagine non è soltanto qualcosa da produrre, ma qualcosa con cui entrare in dialogo.
In questo senso il processo creativo può essere pensato come una pratica di ascolto. Un ascolto che coinvolge il corpo, il gesto, la relazione con i materiali e il tempo necessario perché l’immagine emerga.
Creare non significa soltanto produrre qualcosa, ma sostare in un processo in cui l’esperienza può prendere forma, essere osservata e lentamente trasformarsi.
Luzzato, P.C. (2018). Arte Terapia. Una guida al lavoro simbolico per l’espressione e l’elaborazione del mondo interno. (4° ed.). Assisi: Cittadella Editrice.
Munari, B. (2024). Da cosa nasce cosa. (35° ed.). Bari: Editori Laterza.
Pallasmaa, J. (2009). The Thinking Hand: Existential and Embodied Wisdom in Architecture. Chichester: Wiley.
Winnicott, D.W. (1971). Playing and Reality.London: Tavistock Publications (trad. it. Gioco e realtà, Armando, Roma, 2019).
Materiali, immagini, gioco
Queste immagini raccolgono momenti di lavoro con materiali e segni nei laboratori. Il processo creativo prende forma attraverso il gesto, la sperimentazione e il gioco con le immagini.







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